Meriggiare Pallido e Assorto – Eugenio Montale

Meriggiare Pallido e Assorto – Eugenio Montale

MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO (da Ossi di Seppia)

Nella poesia l’autore tratteggia il paesaggio ligure, cogliendone i minuti particolari. La natura però diventa il pretesto per riflettere sul senso della vita, che è come un camminare lungo un muro di cinta la cui sommità è coperta da cocci taglienti. Il poeta in particolare sente che la verità sia aldilà del muro, ma esso non è valicabile; tutto ciò che accade pertanto aldiqua del muro è un essere assorto, una non-verità: la vita non rivela il suo segreto.

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

PARAFRASI

Trascorrere il meriggio nella luce abbagliante e nella contemplazione,
vicino al recinto arroventato di un giardino,
ascoltare tra i pruni e le sterpaglie
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o sulla pianta della veccia
spiare le file di formiche rosse
che ora si dipanano ora si riavvicinano
al di sopra di piccolissimi mucchietti di terra.

Osservare tra le fronde il battito
lontano di brandelli luminescenti di mare,
mentre dalle cime rocciose e spoglie
si levano i versi vibranti delle cicale.

E avanzando nel sole abbagliante
percepire con triste sgomento
come la vita intera e il suo tormento
assomiglino a camminare lungo una muraglia
che ha sulla cima dei cocci aguzzi di bottiglia

ANALISI DEL TESTO

COMPRENDERE

  1. Riassumere in poche righe i fatti narrati nella poesia.
  2. A prescindere dal quadretto naturalistico, quale situazione narra questa poesia?

ANALIZZARE

  1. Analizza lo schema metrico del testo
  2. Quali figure retoriche incontri durante la lettura (allitterazione, ossimoro, metafore,…)

APPROFONDIRE

  1. Quale rapporto aveva Montale con il paesaggio ligure, soprattutto di Monterosso?
  2. Gli ultimi versi evidenziati in giallo sottolineano la differenza tra una vita immaginata, durante il meriggiare pallido e assorto, ed una reale. In particolare in un intervento del 1960 Montale spiegò che lo “stato d’animo di estrema desolazione” è trasposto in Ossi di Seppia “in un paesaggio che oggi so direbbe esistenziale, ma che era allora semplicemente il paesaggio naturale in cui vivo”, una Liguria dalla “bellezza scarna, scabra, allucinante”. Il senso dell’attaccamento alla vita da mandare ai lettori di Ungaretti e Montale è simile. Spiega analogie e differenze tra i due poeti, facendo riferimento ai testi proposti ed ad altre opere studiate.

RISPOSTE

COMPRENDERE

  1. Montale durante un momento di riposo nel pomeriggio, sta vicino ad un muro, dove ascolta i rumori del paesaggio e nota una fila di formiche che stanno creando il loro formicaio e sente il rumore del mare lontano, e proprio in quel momento gli viene in mente come la vita sia dura come “camminare lungo una muraglia che ha sulla cima dei cocci aguzzi di bottiglia”.
  2. Probabilmente questa situazione narra un momento di riposo durante la Guerra in cui Montale partecipa.

ANALIZZARE

  1. La prima e la terza strofa sono in rima baciata AABB, la seconda in rima alternata con CDCD e l’ultima strofa con rima alternata.
  2. Sono presenti allitterazioni, con ripetizioni della “r” e della “c”, onomatopee con schiocchi, fruscii, scricchi e analogie su “si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi“.

APPROFONDIRE

  1. Montale conosceva benissimo il paesaggio ligure, in quanto una volta arruolato è stato inquadrato nei “Leoni di Liguria” del 158º Reggimento fanteria”, avente come sede Genova, inoltre i suoi genitori avevano una casa a Monterosso, nel quale Montale trascorreva del tempo e in cui parla della sua bellezza ne “I Limoni”.
  2. MONTALE E UNGARETTI: ENTRAMBI ATTACCATI ALLA VITA
    I due poeti, Montale e Ungaretti, hanno molto in comune. Entrambi hanno partecipato alla guerra, e quindi entrambi hanno vissuto forti esperienze e per questo, in quelle situazioni di morte, prima o poi avranno provato la sensazione di attaccamento alla vita, e lo hanno trasposto nelle loro poesie. Per esempio nella poesia di Montale “meriggiare pallido e assorto”, dopo dei momenti passati ad osservare il paesaggio si ricorda, quasi dal nulla, di come sia dura la vita, quasi come “seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia”, ossia sofferta. In Montale l’attaccamento alla vita gli viene in mente dopo una situazione di calma e tranquillità, nella poesia di Ungaretti “La veglia” invece, la situazione è opposta. Il poeta sta facendo una veglia ad un suo compagno caduto in guerra, e proprio per via di questa scena di sofferenza afferma “Non sono mai stato tanto attaccato alla vita.”, reagisce però al contrario di Montale, in quanto per contrastare questa sua paura si metterà a scrivere “lettere piene d’amore.”, un gesto di tranquillità e calma. Si può quindi vedere come entrambi i poeti, seppur in maniera differente, siano entrambi attaccati alla vita, anche a causa delle loro esperienze con la guerra.
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