Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti

Biografia

Giuseppe Ungaretti nasce in Alessandria d’Egitto, da genitori originari della provincia di Lucca l’8 febbraio 1888, suo padre infatti era impegnato nella costruzione del Canale di Suez. Fu un poeta e scrittore italiano.

L’amore per la poesia sorse in lui mentre frequentava gli studi presso la scuola svizzera École Suisse Jacot, in lingua Francese, che riuscì a frequentare grazie agli sforzi della madre che portava avanti un forno di proprietà. In questo periodo, si avvicina alla letteratura francese e successivamente iniziò a lavorare come corrispondente commerciale, ma realizzò alcuni investimenti sbagliati, e perciò si trasferì a Parigi per intraprendere gli studi universitari.

In Francia entrò in contatto con un ambiente artistico internazionale, e conobbe diversi filosofi e poeti francesi, successivamente, con lo scoppio della Grande Guerra, decise di partire volontario. Quando il 24 Maggio 1915 l’Italia entrò in guerra, iniziò a tenere un taccuino di poesie, che furono poi raccolte dall’amico Ettore Serra e stampate con il titolo Il porto sepolto.

Finita la guerra restò in Francia, dove collaborò con la rivista Il Popolo d’Italia, all’allora quotidiano socialista diretto da Benito Mussolini, ed in seguito come impiegato all’ufficio stampa dell’ambasciata italiana.

Nel 1921, si trasferì con la famiglia a Marino, in provincia di Roma, e collaborò all’Ufficio stampa del Ministero degli Esteri. Aderì al fascismo, firmando il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925.

A partire dal 1942, la casa editrice Mondadori iniziò la pubblicazione dell’opera omnia di Ungaretti, intitolata Vita di un uomo. Nel secondo dopoguerra, Ungaretti pubblicò nuove raccolte poetiche attraverso il viaggio, e nello stesso anno, venne nominato Accademico d’Italia e, per “per chiara fama”, professore di letteratura moderna e contemporanea presso l’Università “La Sapienza” di Roma. Nonostante i suoi meriti letterari e accademici, il poeta sarebbe stato vittima dell’epurazione seguìta alla caduta del regime fascista, per poi essere reintegrato nel febbraio 1947 dal nuovo ministro dell’Istruzione.

Morì a Milano, nella notte tra l’1° ed il 2 giugno del 1970, per una broncopolmonite.

La veglia

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.

Parafrasi
Un’intera nottata
sdraiato accanto
ad un compagno
massacrato
con la sua bocca
contratta dalla morte
rivolta verso la luna piena
con il gonfiore e il rossore
delle sue mani
penetrato
nel mio intimo
ho scritto
lettere piene d’amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.

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