Fantasticheria – Giovanni Verga

Fantasticheria – Giovanni Verga

Lo spin-off dei Malavoglia

Comprensione del testo

Dopo aver letto il passo, sintetizzalo in 10 righe.
Nel testo Verga ricorda un immaginario viaggio ad Aci Trezza, borgo di pescatori vicino a Catania, insieme con una nobildonna milanese. I due notano osservano i paesani di Aci Trezza come il loro modo di vivere sia rozzo e sia strettamente legato alla terra il cui vivono, come il vecchio sarebbe voluto morire nella sua casa piuttosto che in ospedale, come la ragazza che faceva capolino dietro i vasi di basilico con il sorriso quando la donna passava con la sua veste in realtà dietro nascondeva l’amarezza di non potersela permettere. Verga ci vuole far capire che a volte per comprendere se usanze di alcune persone è necessario fare una regressione nel nostro modo di pensare.

Analisi del testo

Lingua e stile sono improntati spesso all’utilizzo di espressioni popolari o proverbiali: prova a ritrovarne alcune nel passo analizzato (è possibile trarre spunto dalle analisi di altre novelle, come Rosso Malpelo o La Lupa, ma anche dall’approfondimento L’innovazione stilistica di Verga).

Alcuni riferimenti possono essere: “uno dei suoi fratelli fin nelle carceri di Pantelleria – «nei guai!» come dicono laggiù.” – “non «mangiano il pane del re», come quel poveretto che è rimasto a Pantelleria” – “Ideale dell’ostrica”

Esamina i vari personaggi presentati in questa novella, e confronta, uno alla volta, la loro natura con quella dei loro corrispondenti nei Malavoglia

  • Vecchietto con la barca: Il vecchietto con la barca è la prefigurazione di Padron ’Ntoni, che nei Malavoglia è un pescatore ed un capofamiglia, non ha cultura, ma tutto quello che sa è ereditato dalla sua famiglia. In questa novella però, lo troviamo morto, in un ospedale, lontano dalla sua casa.
  • La ragazza dal balcone: La ragazza che si affaccia dal balcone con il sorriso è Mena, figlia di Bastianazzo, annegato durante un’uscita in barca, è una delle nipoti di Padron ’Ntoni. In realtà qui sembra che Verga la destini a quella vita di prostituta nella città grande che invece sarà propria, nel romanzo, della sorella Lia.
  • Lissa: La città in cui morirà Luca, il secondogenito di Bastianazzo, non il più grande come viene detto in questo testo, nel 1866 durante la terza guerra d’Indipendenza. Viene paragonato al David di Donatello, la celebre statua di bronzo.

Nella prima parte della novella, l’autore dice alla donna che lo accompagna che bisogna farci piccini anche noi per capire la realtà plebea che stanno visitando, alludendo così all’artificio della regressione. Prova a spiegare in cosa consiste tale artificio e come si manifesta in questa novella.

Nella prima parte Verga fa allusione alla regressione perché al tempo il Sud Italia era molto arretrato rispetto al Nord Italia, da dove provenivano. Per capire le usanze degli abitanti di Aci Trezza, quindi, era necessario che loro facessero una regressione nel loro modo di pensare e di vivere, tornando a qualche decennio prima. Possiamo trovare un esempio nella novella quando viene detto che il vecchio sarebbe voluto morire nella sua casa, piuttosto che in ospedale, un simbolo di modernità. Oppure quando viene detto che la ragazza nascondeva l’amarezza di non potersi permettere la veste, simbolo della povertà delle famiglie contadine dell’epoca.

Così recita l’inizio della prefazione ai Malavoglia: Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni, le prime irrequietudini pel benessere; equale perturbazione debba arrecare in una famigliuola vissuta fino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell’ignoto, l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio (rr. 1-5). Trova anzitutto nella novella un’espressione che ricorda queste parole; spiega poi perché queste irrequietudini pel benessere (rr. 2-3) debbano essere lette, secondo il Verga, in chiave negativa.

“La vita è ricca, come vedete, nella sua inesauribile varietà; e voi potete godervi senza scrupoli quella parte di ricchezza che è toccata a voi, a modo vostro.”
Con queste parole Verga dice che la vita di chiunque è ricca a modo suo, ma a volte per capirla bisogna immedesimarsi in quelle persone.

Il critico Giancarlo Mazzacurati, cercando un confronto tra Verga e Leopardi e analizzando la frase verghiana relativa all’istinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita (rr. 89-90), ha affermato che «l’ideale dell’ostrica è esattamente l’ideale della ginestra tradotto dalla flora alla fauna». Esprimi la tua opinione in merito a questa discutibile espressione, dopo avere attentamente riletto la Ginestra di Leopardi.

L’ostrica di Verga è attaccata allo scoglio (alla terra), e se gli viene tolta quest’ultima, non le rimane più niente. La Ginestra di Leopardi, invece, rappresenta lo stesso concetto, dato è che molto attaccata alla terra del Vesuvio, se anche dopo esserci passata la lava a portare via tutto, essa rinasce tanto è forte il suo attaccamento alla terra.

Interpretazione complessiva e approfondimenti

Delinea un quadro sintetico ma completo della produzione letteraria di Giovanni Verga

Verga fu il maggior esponente del Verismo in Italia. tra le sue maggiori opere troviamo Rosso Malpelo, L’amante di Graminia, Fantasticheria facenti parte del ciclo “Vita dei Campi” in cui racconta la vita di contadini, tema principale del Verismo. Inoltre troviamo anche altre opere come I Malavoglia che racconta la vita di una famiglia di pescatori e La Roba che narra la storia di un contadino che è talmente attaccato alla sua terra da volersela portare con se anche dopo la morte.

Confronta questa novella, insieme con altre dichiarazioni di poetica verghiane (come la prefazione all’Amante di Gramigna, o quella ai Malavoglia), con le idee contenute nel Romanzo sperimentale di Émile Zola. Delinea poi i principali elementi sia di affinità sia di differenza tra il Naturalismo francese e il Verismo italiano.

Zolà, maggior esponente del Naturalismo francese nel suo romanzo afferma: “il romanziere come lo scienziato deve essere insieme osservatore e sperimentatore, considera l’arte come una riproduzione oggettiva del reale governata dalle leggi della natura, rivendica l’impegno morale dello scrittore che, mettendo in luce le cause dei fenomeni sociali deve indurre la società stessa a intervenire per modificarli e migliorarli“. Il Naturalismo quindi aveva come scopo occuparsi di raccontare la realtà dei fatti di tutto lo stato sociale, con un occhio di riguardo alla scienza come punto di risollevamento per l’uomo e con una volontà di denuncia per le condizioni dei lavoratori, mentre il Verismo di narrare la realtà dei fatti così com’era al tempo. I veristi rappresentano situazioni fatte di povertà, miseria, sfruttamento. I loro personaggi infatti sono contadini, pescatori, minatori, dei normalissimi e umili lavoratori, dato che l’Italia al tempo non aveva ancora conosciuto la rivoluzione industriale.

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